Una lunga e affascinante storia

Un primo accenno alla ricchezza in arsenico dell’acqua del “Crotto Rosso”, sito nel Comune di Vanzone con San Carlo, è riportata da Croppi e Strologo (1803), mentre il Fantonetti (1836) parla delle acque della Miniera dei Cani nel suo libro sulle miniere ossolane, senza tuttavia accennare alle sue proprietà terapeutiche. Un articolo anonimo, comparso nella rivista “Il moderato” del 1851, e ampiamente citato da Bianchi (1907), riporta che una prima analisi sommaria di quest’acqua sarebbe stata tentata dal chimico G.B. Bianchetti di Domodossola e una successiva dall’Abbene nel 1845. Croppi e Strologo (1803) indicano in Giovanni Albasini uno degli scopritori dell’acqua; il suo nome fu associato ad alcune gallerie e una polla di acqua dolce. Si è tuttavia perso un suo eventuale contributo scritto sulle acque di Vanzone, mentre dello stesso autore sono pervenuti studi sulle acque di Bognanco (1861-1863).
La collocazione della fonte e difficoltà logistiche non rendevano tuttavia possibile utilizzo delle acque nel 1800. Infatti la carrozzabile da Piedimulera a Vanzone fu costruita solo nel 1848 e completata sino a Macugnaga nel 1920.

Logo S. A. Miniere e Acque Arsenicali 1909Agli inizi del 1900, per interessamento del medico locale dottor Attilio Bianchi, nacque la “Società Anonima Sorgenti minerali e Miniere di Vanzone d’Ossola” (1906) con direttore sanitario lo stesso dott. Bianchi, il quale si mise subito all’opera per far conoscere, analizzare e studiare le acque. Risalgono a questo periodo lo studio idrogeologico dello Stella (1906), quello igienico batteriologico del Monti (1906) e le prime complete analisi chimiche che il Daccomo (1905) eseguiva sulle acque delle quattro polle principali e sui fanghi ocracei della galleria “Mazzeria”. Intanto il Casoli (1905), l’Ambrosini (1907) e lo stesso Bianchi (1907) riferivano in congressi e convegni, sui risultati delle applicazioni cliniche di queste acque. Nel 1907 questo materiale fu raccolto in un opuscolo che raccoglieva relazioni e giudizi di ben 95 tra medici e direttori di cliniche e istituti universitari.

Il 6 marzo 1909, posta in liquidazione la Società nata tre anni prima, si costituì a Milano la Società Anonima Miniere e Acque Arsenicali, che modificò gli obiettivi aziendali della precedente, puntando anche alla realizzazione delle terme arsenicali di Stresa, dove l'acqua di Vanzone doveva giungere fino all'area termale in riva al lago, secondo i visionari progetti dell'epoca, con una tubazione di oltre 40 chilometri...
Bottiglia Vanzonis Pessina copiaDel primo decennio del secolo è anche il progetto di realizzare a Vanzone, in località Battiggio, una clinica per l’utilizzo in loco delle acque; ma il progetto è stato più volte rinnovato senza ottenere risultati. L’acqua era anche smerciata in particolari bottiglie per cure a domicilio e ricevette premi in diverse esposizioni internazionali, fra cui Milano, Parigi, Firenze, Roma e Anversa.

L’attività della Società proprietaria non fu purtroppo duratura: il conflitto mondiale portava al suo scioglimento e al decadimento della concessione. Nel 1916, come testimoniano Vinaj e Pinali (1916-1923), la costruzione di una clinica restava un progetto e le cure venivano effettuate presso l’Albergo Regina di Vanzone, dove l’acqua veniva portata inizialmente a spalla soprattutto da donne, in seguito con una teleferica in contenitori di vetro e legno, dalle miniere fino in paese. Le difficoltà insite al trasporto delle acque, fortemente aggressive per le condutture metalliche e altri elementi di carattere economico, impedirono la concretizzazione del progetto di costruzione di una vera e propria casa di cura. Negli anni successivi, nonostante alcune sporadiche iniziative volte a promuovere l’utilizzo delle acque, niente di veramente rilevante accadde, così che il De Maurizi (1931), nella sua importante “Guida dell’Ossola” lamenta il loro completo abbandono. Intanto la concessione per lo sfruttamento delle miniere e delle acque di Vanzone con San Carlo passava a varie società che si susseguivano con alterne fortune.

Nel 1961 il Consiglio della Valle Anzasca dava vita alla “S.p.A. Terme del Monte Rosa”, avente come fine la valorizzazione delle sorgenti delle Miniere dei Cani. Un nuovo studio idrogeologico veniva svolto da Bertolami (1962), mentre la Prof.ssa Bertoglio-Riolo dell’Istituto di Chimica Generale e Organica dell’Università di Pavia, svolgeva un’analisi chimica e il Prof. Checcacci, direttore dell’Istituto di Igiene e Microbiologia della stessa università, eseguiva uno studio igienico batteriologico. Sulla base di questi studi, dopo tre prelievi eseguiti in data 14/09/1961, 07/12/1961 e 24/05/1962, l’acqua fu classificata come “Acqua arsenicale ferruginosa batteriologicamente pura”.
E’ dello stesso anno una sperimentazione clinica curata dal Prof. P. Introzzi, direttore dell’Istituto di Clinica Medica dell’Università di Pavia e tossicologica curata dal Prof. Maria Venturi, direttore dell’Istituto di Farmacologia dell’Università di Camerino.
Per la sperimentazione clinica fu usato un trattamento per via orale con acqua arsenicale ferruginosa di Vanzone alla dose di un cucchiaino da tavola diluito in un bicchiere di acqua di fonte tre volte al dì, per la durata complessiva di 16 giorni per la cura delle anemie ipocromiche di differente gravità e agente eziologico. E’ evidente l’intento di utilizzare l’azione favorevole esercitata dal ferro e dall’arsenico sul ricambio emoglobinico e sulla crasi ematica. I risultati clinici ottenuti sono sempre stati positivi con incremento del tasso eritrocitario ed emoglobinico nonché dei valori della sideremia e della transferrinemia.
Le analisi tossicologiche furono volte a verificare i danni da arsenico potenzialmente possibili in un’acqua così ricca di tale metallo. A tale scopo il Prof. Venturi condusse uno studio su cavie. I risultati sperimentali dimostrarono che gli animali potevano tollerare l’ingestione di grandi quantità di acqua senza modificazioni del comportamento, dell’appetito né apprezzabili alterazioni istologiche epatiche. Questa esperienza ha dimostrato la grande maneggevolezza dell’acqua se utilizzata come farmaco. Nello stesso periodo anche presso il Laboratorio Sanità Pubblica di Novara furono condotte ricerche con risultati sovrapponibili.
Ottemperato a quanto richiesto dalle leggi vigenti, la “S.p.A. Terme del Monte Rosa” avanzava alle competenti autorità la richiesta della nuova concessione ministeriale delle acque di Vanzone. Purtroppo sia per motivi economici che per difficoltà tecniche di incanalamento e adduzione delle acque, non si ebbe mai un utilizzo ai fini terapeutici.

p1060035Un nuovo impulso alla valorizzazione delle acque si ha nel 1980, quando la Comunità Montana della Valle Anzasca promuove il simposio “Miniere d’oro e le acque arsenico ferruginose della Valle Anzasca”, volto sia a valutare la possibilità di avviare prospezioni atte a saggiare la redditività estrattiva dell’oro, che a valutare le ipotesi di sfruttamento terapeutico delle acque. Come conseguenza e a concretare gli auspici e le possibilità emerse dal simposio, si hanno le delibere del Comune di Vanzone con San Carlo (18/12/1980) e dell’U.S.S.L. n. 56 (10/02/1981) con l’avvallo della Regione Piemonte e della Comunità Montana della Valle Anzasca.
Il 18 giugno 1981 è indetta dalla Regione una riunione a Domodossola per valutare la possibilità di sfruttamento delle sorgenti arsenicali dei Cani, nella quale si decide di dare avvio a una nuova campagna di analisi, curata dal Laboratorio di Sanità Pubblica di Novara; l’analisi risultante sarà di seguito considerata unitamente alle più recenti. Purtroppo questa campionatura viene effettuata solo sulle acque di accumulo, poiché nel frattempo alcune frane avevano ostruito in galleria l’accesso alla sorgente pura. Nel 1983 il Comune affidava all’Istituto Studi Alpini Italiani di Domodossola una nuova prospezione, con il compito di rendere nuovamente accessibili le sorgenti della miniera abbandonata. Il “Ribasso compressori” veniva nuovamente raggiunto, nonostante i ristagni d’acqua, i depositi di argilla e due ostruzioni di frana, successive all’abbandono delle miniere. I lavori di ricerca permettevano di individuare la sorgente e venivano inoltre eseguite nuove analisi chimiche, che evidenziavano la costanza negli anni delle proprietà chimiche delle acque.

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